COSA DIRANNO I RADICALCHIC SULLA DIFESA DEI CURDI DA PARTE DI BASHAR ASSAD?

Come si comporteranno adesso le numerose falangi di saltimbanchi televisivi che, per quasi 8 anni, si sono scagliati contro la Siria nella sua guerra per bloccare i tagliagole jihadisti?

Prima Bashar Assad veniva dipinto e presentato al mondo intero come una sorta di mostro sanguinario da abbattere a ogni costo; ora cosa diranno del suo regime che si erge a salvatore dei curdi siriani attaccati dalla Turchia?

Li avevano eletti a simbolo romantico dell’antifascismo militante, perché a sinistra piacciono moltissimo gli esotismi “resistenti” in cui identificarsi con l’immaginazione, ma adesso lo sviluppo dei fatti sul campo richiede dei contorcimenti non da poco.

Siamo in attesa dell’ennesima capriola, ma gente così è abituata a tutto…

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IL DISIMPEGNO DI TRUMP IN SIRIA E I VENTI DI GUERRA D’ISRAELE CONTRO L’IRAN

Quando Trump divenne presidente degli Stati Uniti da Israele si levarono grida di giubilo perché speravano che, finalmente, si sarebbe presto giunti a un attacco militare americano contro l’Iran.

Con Obama si era stipulato un Trattato di pace con la Repubblica islamica che non piaceva affatto.

E dunque gli israeliani credevano fortemente che con l’elezione di Trump le cose potessero ritornare come prima. Ossia come ai bei tempi dell’Iraq, l’acerrimo nemico dallo Stato Ebraico tolto di mezzo nel 2003 per volonta dei neocon che ghermivano Bush jr; poi con la distruzione della Libia guidata dal colonnello Gheddafi e infine 8 anni di guerra contro la Siria che, pur non avendo capitolato come si auspicava inizialmente, è stata logorata e ridotta in una situazione piuttosto grave.

E tuttavia, nonostante le promesse belliche iniziali, Trump non ha fatto seguire le parole ai fatti e gradualmente si è svincolato dalle pressioni israeliane di attacare l’Iran, ultimo vero “nemico esistenziale” che Israele si trova di fronte nell’arena mediorientale.

Adesso questo ulteriore abbandono dei curdi da parte americana mette ancora più in apprensione Israele, dilazionando le promesse di guerra verso l’Iran su cui tanto aveva creduto e sperato.

Da qui le recriminazioni contro Trump e il cambio di tono nei suoi confronti del premier Benjamin Netanyahu, che fino a poco fa si dichiarava suo “grande amico”.

Se i “curdi sono stati traditi, si chiedono gli israeliani, i prossimi potremmo essere noi?”, chiosano gli amici israeliani de “Il Foglio” a commento delle ultime mosse americane in Siria.

Che non a caso rilanciano, per bocca del suo stesso direttore, la proposta radicale di “portare Israele in Europa” come se l’UE non avesse già abbastanza grane interne e dovendosi pure sobbarcare tutte le contraddizioni esistenti dentro e fuori lo Stato ebraico.

Ora, dopo il via libera degli Stati Uniti alla Turchia, la situazione si complica ulteriormente e coloro che vogliono incendiare il Vicino e Medio Oriente devono riprendere a filare la tela fino al prossimo Casus Belli.

LA FOLLIA DELL’IMMIGRAZIONE DI MASSA SPIEGATA DALLA PSICHIATRIA

Solo la psichiatria ha gli strumenti per analizzare la follia delle politiche europee sull’immigrazione andata in scena in questi anni.

E le gravi implicazioni a lungo termine di questa follia. Christian Peter Dogs, psichiatra tedesco, fa presente che l’Europa ha sul proprio territorio una “bomba a orologeria” grazie all’immigrazione massiva di giovani che hanno un “pazzesco potenziale di aggressione.

Questa è una vera e propria bomba a orologeria”, ha dichiarato Dogs sulla decisione di aprire i confini, e mostrando che la psichiatria ha da tempo scoperto che il comportamento e la personalità di un individuo si fissano già all’età di 12 anni.

Questo tanto come promemoria ai fautori del cosiddetto “Ius Culturae”. Secondo lo psichiatra i migranti “non possono essere educati a comprendere i nostri valori” perché sono già “formati”.

E che gli sbandierati corsi su come comportarsi, tanto di moda tra buonisti e radicalchic, non avranno alcun effetto.

“Ci sono persone che hanno un pazzesco potenziale aggressivo perché sono cresciute circondate da guerre. Hanno imparato a combattere e non conoscono nemmeno il senso di vivere armoniosamente”, ha spiegato. Dogs, che dirige la clinica Max-Grundig a Bühlerhöhe, ha inoltre avvertito che le persone sono “veramente impaurite da quello che sta accadendo e si sentono insicure”, spiegando che la sua clinica ha trattato in questi anni un gran numero di persone affette da gravi disturbi d’ansia dopo l’ondata di aggressioni da parte degli immigrati.

Cittadini che, ormai, non si sentono più sicuri nel lasciare le loro case a causa del continuo arrivo d’immigrati. Questa ansia non potrà che avere risvolti sociali e politici.

Solitamente lo psichiatra, se ha una preparazione storica e culturale adeguata, riesce a cogliere in anticipo questi risvolti.

Una popolazione impaurita è disposta a tutto pur di smettere di avere paura. E poi arriva, piaccia o meno, colui che interpreta questa paura e promette di farla scomparire. E allora sono dolori.

MASSIMO D’ALEMA E I “VALORI DELL’OCCIDENTE” AL TRAMONTO

Massimo D’Alema: “Erdogan sta bombardando i nostri valori, non solo i curdi”. Avesse almeno il buon senso di tacere, e invece “baffino” non sa neppure dove la vergogna stia di casa!

Era il marzo 1999 quando il governo presieduto dal postcomunista D’Alema autorizzò l’uso dello spazio aereo italiano per la guerra della NATO contro la Serbia di Milošević, scoppiata per la crisi in Kosovo.

Suo ministro della Difesa era all’epoca Sergio Mattarella, poi premiato con la presidenza della Repubblica Italiana.

Si trattava del primo intervento militare americano in Europa dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, una guerra che ha devastato vigliaccamente la Serbia e in cui il governo D’Alema ha contribuito in maniera fattiva ai bombardamenti che partivano dall’Italia e da navi nell’Adriatico.

Ed eccolo qui oggi, come nulla fosse, il compagno D’Alema ci viene a dare lezioni sui “valori dell’Occidente”.

Proprio lui che è cresciuto alla scuola di Stalin e poi, seguendo la linea del suo degno maestro Enrico Berlinguer, ha riposizionato l’ex PCI – ora PD – alle dipendenze degli Stati Uniti d’America. Pulcinella a confronto di gente così è un mostro di serietà!

IL SULTANO ERDOGAN ATTACCA DI NUOVO LA SIRIA

Dopo avere concorso a devastare la Siria per quasi un decennio insieme a sauditi, americani, francesi e israeliani, ora il sultano turco Erdoğan attacca i curdi del Rojava cercando di rubare territorio siriano e togliersi di mezzo una spina dal fianco.

E chiama quest’operazione militare, tanto per aggiungere un tono surreale all’intervento, col nome di “Primavera di Pace”. Fanno la guerra e la chiamano pace, non è fantastico?

Per attuare tale piano, Erdogan si servirà anche del cosiddetto Free Syrian Army (FSA), una sigla scomparsa da anni dal contesto bellico siriano ma che il presidente turco ha già in passato fatto “resuscitare” per attaccare i curdi e non solo.

Difficile prevedere quali saranno gli sviluppi sul campo, ma visti i precedenti turchi nell’area è plausibile che ancora una volta l’idea sia quella di riattizzare il conflitto in Siria.

Sperando così di ottenere due risultati concreti: puntellare il proprio potere dentro la Turchia e, nel medesimo tempo, scatenare una guerra ai confini che permetta di riguadagnare il terreno perduto nei rapporti di forza a livello internazionale.

PAROLA D’ORDINE: TOGLIERE TUTTI I SOLDI DALLE TASCHE DEI CONTRIBUENTI

Ogni giorno tutto il circo mediatico, con alla sua testa ovviamente “Il Corriere della Sera” e “Repubblica”, ci scodella la stessa litania: bisogna eliminare al più presto il denaro contante e tracciare tutte le transazioni economiche, altrimenti lo Stato rischia il collasso.

“La lotta all’evasione fiscale – sentenzia con piglio assertivo uno degli intellettuali di punta del Corriere – dovrebbe stare davvero al centro dell’azione politica, non lasciando che venga evocata retoricamente da ogni nuovo governo per mettere in bilancio entrate che presumibilmente non ci saranno”.

Cioè stringere ancora di più il nodo intorno al collo dei contribuenti, sperando così di poter tirare fuori ancora più soldi dalle loro tasche.

E in questo modo dare il colpo di grazia a ciò che rimane del già agonizzante tessuto produttivo del Nord-Italia…

GRETA E AMADEO BORDIGA: UN RAPPORTO SOTTERRANEO LUNGO LA LINEA DEL TEMPO

Se qualcuno crede di poter ironizzare sul fatto che Greta Thunberg sia stata la prima ad aver stabilito un anno preciso per la fine del mondo, cioè il 2030, si sbaglia di grosso.

Con lei siamo ovviamente alle farneticazioni di una sedicenne manipolata da familiari senza scrupoli e dai grandi colossi della disinformazione globale, ma esistono precedenti ben più illustri.

Pensiamo ad esempio al vero fondatore del Partito Comunista d’Italia, Amadeo Bordiga, il quale a meta degli anni ’50 del secolo scorso aveva indicato nel 1976 il possibile avvento della “grande crisi generale del capitalismo”.

Che ovviamente non si è mai verificata, così come non arriverà la fine del mondo con la tempistica vaticinata dalla piccola Greta.

Può sembrare un paragone irriguardoso o fuori luogo, ma tra una bambina affetta dalla sindrome di Asperger e il fondatore del comunismo italiano c’è un legame più stretto di quanto si possa immaginare.